Psicologo: una professione in crisi?

Come tutte le professioni, anche la Psicologia sta affrontando il suo periodo di crisi. Ciò è stato anche dimostrato dalla presenza di professionisti non psicologi (quali counsellor, mental coach, ecc.) che si sono infilati in quei gap lasciati vuoti dalla Psicologia tradizionale. È per questo che ritengo importante aggiornarsi continuamente, non solo sulle ultime teorie psicologiche, ma anche sulle scoperte scientifiche delle altre discipline. In particolare, ciò che proprio non può più mancare – ma che purtroppo, come vedremo, è molto carente – è la conoscenza tecnologica.

Ecco perché, come psicologi, dovremmo studiare approfonditamente la tecnologia, come possiamo servirci di queste conoscenze e dove possiamo reperire queste informazioni. 

Psicologo in crisi

Essere psicologi richiede un continuo aggiornamento professionale. Di stampo scientifico, la Psicologia deve continuamente stare al passo con le più recenti scoperte, non solo di ambito psicologico, ma anche medico, biologico, sociologico e di altre discipline ancora.

Multidisciplinarità

Diversamente dalle credenze comuni, la Psicologia non fa parte esclusivamente del ramo delle conoscenze umanistiche, ma si trova anche nel ramo disciplinare matematico.

Come disciplina scientifica essa nasce e si sviluppa in modo multidisciplinare, cioè può spaziare e attingere a diversi ambiti per spiegare e studiare i propri fenomeni.

Non parliamo di una scienza “interdisciplinare” perché la Psicologia rimane una scienza autonoma e indipendente, ma che necessita della compenetrazione delle altre discipline per potersi calare correttamente in un contesto specifico.

Il ruolo della tecnologia

Oggigiorno è impossibile escludere le scienze tecnologiche tra le discipline che convergono nella Psicologia. Come psicologi, possiamo aggiornarci finché vogliamo sulle tecniche psicologiche in voga in quel momento, ma non sapremo mai pienamente come utilizzarle, senza uno studio approfondito della tecnologia. Come professionisti della salute non possiamo prescindere dal ruolo che la tecnologia sta avendo nella nostra società.

Il problema è che, come scrive Tony Rousmaniere  sul The Atlantic, gli psicologi sembrano non vedere nelle nuove tecnologie delle opportunità per creare strumenti utili alla propria professione.

« Usare le metriche richiede uno scontro con il mio cervello, il quale mi dice di ignorare o non fidarmi di ogni dato che non coincide con le mie aspettative. » (Tony Rousmaniere, ibidem)

Non solo: il problema è che la stragrande maggioranza degli psicologi è di fatto un analfabeta digitale, non conosce le tecnologie disponibili e utilizza il web in modo superficiale.

E ciò non vale solo per gli psicologi: sono molti i professionisti che risentono di questo gap di conoscenze, e il problema è da ricercarsi, tra le tante cose, nel fatto che le moderne tecnologie sono state ideate per essere semplici, intuitive, talmente terra terra da poter essere utilizzate anche dai bambini.

Questa semplicità d’utilizzo, tuttavia, nasconde una profonda complessità interna, sconosciuta a coloro che non hanno colto l’importanza di aggiornarsi su questi importanti temi, che oggi sono indispensabili per poter essere sia dei bravi cittadini digitali, sia per riuscire a capire, come psicologi, il mondo in cui vivono i nostri clienti, siano essi persone o aziende.

Non è un caso, ad esempio, che l’Italia sia tra gli ultimi Stati europei ad essere tecnologicamente competenti, e che molti italiani ignorino persino i termini basilari del web, come Clud, Emoji e IoT.

« La nostra ricerca rivela che la terminologia tech può costituire una barriera per molti consumatori. » (Mario Levratto, Samsung Italia)

Per risolvere questa questione, il Miur ha di recente aperto un bando per lo sviluppo delle competenze computazionali già a partire dalle scuole, ma anche in questo caso il problema è che gli adulti che dovrebbero insegnare tali competenze spesso non sanno nemmeno utilizzare un file Excel.

Perché è importante aggiornarsi sulla tecnologia

Sono convinta che molti lettori, di fronte a questi dati, potrebbero storcere il naso: perché dovrebbe essere importante aggiornarsi nel ramo disciplinare informatico e tecnologico se non si lavora in quello specifico ambito?

Se vi state facendo questa domanda, penso di potervi convincere con sei motivazioni:

  1. Lo psicologo deve capire profondamente come funziona il mondo in cui è inserito il proprio cliente, e la nostra società è fortemente tecnologizzata;

2. Esistono nuove patologie psicologiche e fisiche che hanno come elemento costitutivo proprio la tecnologia, come il cyberbullismo, la dipendenza da internet, ma anche l’obesità e l’insonnia. Non conoscere come funzionano i mezzi tecnologici ci rende impossibile la comprensione di queste patologie;

3. La mancanza di queste conoscenze cedono il passo a ruoli professionali meno competenti, ma che sanno agilmente utilizzare i cambiamenti odierni a loro vantaggio, basti pensare a cosa stanno facendo i counsellor alla nostra categoria, la cui unica abilità è stata quella di infilarsi nei molti gap della nostra professione: il prezzo elevato, la mancanza di esposizione personale dello psicologo, il mancato insegnamento di strategie direttive per “risolvere i problemi nel concreto” e l’utilizzo della tecnologia a proprio vantaggio professionale.
Come psicologi, sappiamo bene che abbiamo delle ragioni profonde e scientificamente provate per non svolgere tali attività, ma rimane il fatto che persone con meno competenze professionali (counsellor, mental coach, e altri inglesismi che vogliono dire semplicemente “persona che da consigli di vita“) stanno raggiungendo sempre più clienti, soltanto per il fatto di aver capito che il mondo odierno è volto all’ipersemplificazione dei processi, quindi le vecchie strategie psicologiche non sono più interessanti agli occhi dei clienti, che vogliono una soluzione rapida, intuitiva, anche se palliativa e con un’efficacia a breve termine. Studiare la tecnologia, quindi, ci permette di intercettare tali bisogni e rispondere di conseguenza, non abbassando l’asticella della nostre competenze per equipararci ai counsellor, ma costruendo dei metodi che possano aiutarci a risultare appetibili per i clienti paganti, come vedremo nel prossimo paragrafo;

4. Al di là di queste disquisizioni, la tecnologia può aiutarci a costruire una reputazione digitale che ci renda più visibili e ci faccia raggiungere i clienti giusti, attraverso tecniche di marketing targettizzate che si possono svolgere soltanto attraverso il web;

5. Inoltre, le tecnologie possono essere utilizzate anche nella pratica psicologica, sia essa clinica, scolastica, del lavoro, eccetera. Ad esempio, strumenti digitali di monitoraggio possono aiutarci a orientare il nostro lavoro clinico, intelligenze artificiali possono scremare per noi i curriculum non attinenti al nostro bisogno aziendale, videogiochi virtuali possono essere utilizzati per aiutare i bambini a esprimere i propri sentimenti, e così via;

6. Infine, chi si addentrerà in questi argomenti in modo più approfondito, potrà capire come gli algoritmi, cioè le logiche statistiche che manovrano le nuove tecnologie, sono prodotti dall’uomo e quindi, in quanto tali, imperfetti, soggetti ai pregiudizi di chi li ha ideati. Lo psicologo può lavorare accanto agli statistici per raggiungere una visione olistica e più corretta di questi algoritmi, studiandone le logiche e l’impatto di queste sul target. Sono ambiziosa: sogno un mondo in cui gli psicologi possano lavorare nei reparti di Ricerca&Sviluppo delle aziende, in team multidisciplinari e dalle competenze più disparate.

Come utilizzare queste conoscenze nella pratica psicologica?

Se sono riuscita a convincervi della necessità di aggiornarvi sui temi tecnologici, vi interesserà avere qualche suggerimento per utilizzare tali conoscenze nel nostro lavoro.

Come accennato sopra, il web fornisce la possibilità di crearsi uno spazio personale e di farsi raggiungere dal cliente giusto per noi, quello che ha buone probabilità di svolgere un percorso duraturo con noi. Per cui, per cominciare ritengo sia fondamentale creare un sito web molto semplice, dove spiegate non solo i vostri servizi e il tariffario, ma anche la vostra visione del mestiere e delle caratteristiche che andrete a indagare con un ipotetico cliente. Inoltre, scrivere un blog, aggiornato e ben scritto in termini SEO, vi permetterà di comparire in una buona posizione sui motori di ricerca, facendovi trovare più facilmente.

Ricordate inoltre di agganciare tale sito alle piattaforme social, scegliendo quelle che più rispecchiano i propri obiettivi professionali. E, fin qui, è probabile che non abbiate speso nemmeno un centesimo nella digitalizzazione della vostra professione.

Se volete raggiungere più persone e in modo più mirato, sia il sito che i post sui social network possono essere favoriti dagli algoritmi sulla base di pagamenti particolari, attraverso aste online che vi permettono di comparire quando si digitano certe parole chiave nel motore di ricerca, o di essere presenti come pubblicità display su alcuni siti appositamente selezionati oppure per risultare nel feed di alcuni specifici target sui social.

Non dimenticate di utilizzare gli Analytics per monitorare il proprio traffico e affinare sempre più le proprie strategie. Potrebbe inoltre essere interessante per voi utilizzare il web per effettuare la terapia stessa, tutta o in parte, utilizzando chat di Whatsapp o Telegram, e-mail e videochiamate Skype.

Una volta raggiunto il cliente, la tecnologia può venirci incontro per svolgere un lavoro più efficace con lui. Gli strumenti di monitoraggio sono senz’altro quelli più interessanti, che utilizzano questionari online analizzati da algoritmi che ti permettono di capire quando il vostro cliente beneficia della terapia e quando no. Altre tecnologie possono pianificare e semplificare le cartelle cliniche, come nel caso di BiiHar per i pazienti obesi di cui ho parlato poco tempo fa. Infine, possiamo utilizzare tecniche neuroscientifiche avanzate, come il neurofeedback e il biofeedback, attraverso tecnologie particolari che favoriscono il ripristino del benessere nell’individuo.

Come accennato prima, alcune intelligenze artificiali sono state ideate per scremare i CV dei candidati, in modo da velocizzare il processo di selezione e recruitment. Ogni azienda ha il suo software gestionale, che permette di pianificare il lavoro di tutti i dipendenti impedendo la dispersione delle informazioni interne.

Se utilizzate questionari o test clinici nella vostra pratica professionale, saprete che imparare a utilizzare software statistici come SPSS o R vi permette di risparmiare tempo e manipolare i dati in modo più semplice e affidabile.

Esistono, infine, varie esperienze virtuali (videogame, lezioni interattive, piattaforme digitali di e-learning, virtual reality) che possono aiutarvi sia nella pratica clinica che in quella educativa, trattando minori, adulti e anziani.

Questi sono solo alcuni esempi di tecnologia utilizzata a vantaggio della nostra professione, e come vedete sono tematiche molto complesse, che meriterebbero una spiegazione a parte per quasi ogni parola. Ma, se adesso siete ancora dei neofiti, non è questo il sito in cui potrete raggiungere tali competenze (questo blog è pensato come luogo di approfondimento di questi temi, per tutto il resto c’è Aranzulla).

Va bene, voglio aggiornarmi sulla tecnologia. Come posso conoscere tutte queste cose?

Ebbene, potrei passare ore a elencarvi tutti i siti di approfondimento che esistono online (tra cui il mio) per potervi aggiornare su questi temi, ma sarebbero tutti troppo complessi per essere compresi da chi è alle prime armi.

Per tutto ciò che compete il marketing digitale, Google ha un programma molto interessante che si chiama Eccellenze in digitale, dove vengono spiegati in maniera semplice e intuitiva i vari passaggi per costruire la propria professione online.

Il resto delle competenze tecnologiche, tuttavia, è paradossalmente meglio spostarle nell’offline: ci sono tantissimi libri che parlano di questi argomenti, da quelli più basici a quelli più complessi – a tal proposito, vi consiglio di dare un’occhiata alla sezione “la risorsa del mese” di questo sito 😉 -, così come ci sono molti convegni ed eventi – spesso gratuiti – a cui potete partecipare, per incontrare questi professionisti da vicino e capire in che modo pensano e progettano le loro idee tecnologiche.

Mi auguro di aver per lo meno solleticato la vostra curiosità riguardo questi temi. Sono argomenti complessi che non devono trovare barriere di ignoranza o pregiudizio, soprattutto da parte di professionisti della persona quali siamo noi psicologi.

Annalisa Viola

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Psicologa
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