Call4Brain 2015: ecco perché avreste dovuto esserci anche voi

Ecco qualche breve considerazione sull’evento Call4Brain, organizzato da Fight The Stroke, dove sono stati presentati i talk di TEDMED2015 in diretta live.

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Oggi ho avuto il piacere di presenziare all’evento Call4Brain, una vera e propria “chiamata per cervelli” dove professionisti e profani, appartenenti a diversi ambiti e dalle più disparate esperienze di vita, sono venuti per assistere in diretta ai talk di TEDMED2015.

L’evento è stato organizzato dall’associazione Fight The Stroke, che s’impegna nella riabilitazione motoria dei bambini che hanno avuto un ictus perinatale (detto, appunto, stroke) attraverso una piattaforma chiamata Mirrorable (che vi racconterò in un post dedicato, perché è troppo lungo per spiegarlo qui e troppo figo per rinunciare del tutto a spiegarlo).

Insieme alle ambasciatrici dell’associazione, Roberta Cocco, Cristina Gabetti e Alice Pace, i fondatori dell’associazione, Roberto d’Angelo e Francesca Fedeli, hanno presentato l’evento come non soltanto un modo per assistere ai talk di TEDMED, tutti molto interessanti e riguardanti l’innovazione in campo medico vista da diversi punti di vista, ma soprattutto per conoscersi, fare rete e scambiare idee.

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Il pubblico dell’evento (tutte le frecce sono state messe a caso, tranne una)

Tra il pubblico, oltre a me ovviamente, c’erano persone davvero di tutti i tipi: ricercatori scientifici, medici, blogger, designer, informatici, professori, economisti, specialisti di marketing, ingegneri, famiglie che fanno parte della rete di Fight The Stroke, organizzazioni no profit, giornalisti, psicologi, studenti, e chi più ne ha, più ne metta.

“Non a caso, abbiamo deciso di rendere l’evento gratuito e aperto a chiunque provenga da ogni tipo di ambito. Questo vuole essere un evento democratico, studiato per darvi la possibilità di partecipare e fare rete, perché crediamo nella forza della contaminazione tra discipline. Solo attraverso la cooperazione, la “contaminazione”, possono nascere idee innovative.”

Lungi dall’idea di spiegarvi i talk uno per uno (col cavolo! Dovevate venire!) voglio descrivervi l’atmosfera che, a partire da queste premesse si è creata.

La Multidisciplinarità
È da premettere che per me, così appassionata di cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra (almeno apparentemente) tanto da costringermi a coniare il termine “Multidisciplinarità” (che non esiste) per descrivere meglio quello che mi piacerebbe fare, stare in una stanza ricolma di persone dai background così distanti è stato come essere un bambino in un negozio di caramelle.

Il valore aggiunto è stato dato dall’essere partiti da una sostanziale parità gerarchica, che impediva di sapere se il tuo vicino di posto fosse un premio nobel o uno stagista, e che ha dato l’opportunità a una come me (che sono meno di uno stagista) di confrontare le mie conoscenze con persone che sapevano più cose, meno cose o cose diverse da quelle che conoscevo.

La possibilità di networking è stata avvantaggiata dalle occasioni di colazione, pranzo e aperitivo, offerti con tempistiche tali da costringerti a chiacchierare con qualcuno per non fare la figura di quello che mangia in piedi da solo per un’ora intera.

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La rappresentazione in perfetto e obsoleto Paint delle nostre conoscenze, prese singolarmente

Inoltre, siccome i talk mostravano una propensione al tema delle emozioni positive (che riguardano il benessere, e quindi la salute di ognuno di noi – ops, SPOILER!), i dibattiti in aula hanno acceso innumerevoli lampadine sulle nostre teste. Era come se ciascuno dei presenti, mettendo in luce questo o quel dettaglio dell’argomento, illuminasse un’area buia della nostra personale conoscenza. Con tutte quelle lampadine accese, la nostra conoscenza non poteva che rimanerne abbagliata, tanti sono gli ambiti che ancora ci sfuggono e non conosciamo per nulla o solo superficialmente.

Non sono mancate anche le nostre emozioni, momenti di profonda commozione provocati da alcune persone che hanno deciso di condividere con noi alcune loro esperienze private, portando alla luce concetti importanti ed estremamente ispiranti.

Il ruolo della persona
Il messaggio principale che è passato attraverso quest’atmosfera solidale, è il ruolo centrale della persona nei nostri progetti. Dare importanza ad una personalità in mezzo a tante altre, permette di farle acquisire un valore singolare, originale e, in quanto tale, volto al cambiamento prosociale. In parole povere, chiunque in questo contesto si è sentito unico, perché portatore sano di idee e progetti ispirati al proprio bagaglio di esperienze culturali e personali, che tuttavia possono vedere la luce soltanto nel momento in cui vengono esternate e condivise.

Fight The Stroke, grazie a questo evento annuale, ha ribadito con forza l’importanza di fare rete, di comunicare, di cooperare. Che tu sia un esperto luminare di una specifica disciplina o una persona con un’esperienza di vita particolare, poco importa: è soltanto insieme che si possono portare alla luce un problema, elaborarlo da tutti i punti di vista e creare una soluzione adatta ai nostri tempi e volta all’innovazione.

Che dire? Io non mancherò di certo all’evento del prossimo anno, e voi?

Annalisa Viola

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Psicologa
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